La cuoca che cucina vegan… Verde e arcobaleno

La Martina Verde ci racconta di sé:

Ormai quasi 34 anni fa i miei genitori hanno scelto per me questo nome, Martina Verde e devo dire che ci ho messo un po’ per imparare ad abitarlo. Adesso mi rappresenta, per il colore e la speranza che contiene e per la mia passione per tutto ciò che possiamo definire Verde: l’ecologia, il giardinaggio, la testardaggine nel voler far crescere un orto nel balcone di casa, l’attenzione per le tematiche animaliste, la salute e la medicina alternativa e non ultima l’alimentazione. La passione per il cibo l’ho coltivata fin da piccola in casa, le mie nonne sono delle cuoche sopraffine.. ho una zia vegetariana da almeno 30 anni e mia mamma è sempre stata curiosa nel cucinare, per anni anche macrobiotico… insomma tutto questo è maturato in me fino al desiderio di imparare a cucinare come atto d’amore, un amore che avesse cura del mio corpo e del mio spirito, senza dimenticare che la forchetta è un grande strumento nelle mani di chi vuol fare del consumo critico una pratica attiva.

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Martina Verde, come è iniziata la tua ‘rivoluzione vegetale’?

Fin dall’adolescenza ho avuto curiosità per la cucina vegetariana, e per periodi molto lunghi non ho mangiato carne e pesce, per poi ricominciare per pigrizia e mancanza di vera motivazione e informazione. La persona che ha fatto la differenza è stata mia figlia. Come è nata lei ho provato una profondissima comunione tra me e tutte le altre mamme, di qualsiasi specie e ho sentito che non potevo essere più complice di tutta la violenza che si nasconde dietro l’industria della carne e dei derivati. E così mi sono armata di pazienza e ho finalmente imparato a cucinare. Poco dopo è nato il mio blog, una sorta di diario di bordo di questo cammino.

Verde, ma non solo: la tua cucina è un arcobaleno di colori, quanto influisce l’estetica sulle tue ricette?

L’estetica influisce eccome! Sono laureata in storia dell’arte e il bello per me è fondamentale, perché è armonia. E un piatto cucinato con cura e ben presentato sicuramente è più appetitoso!

Ricreare piatti classici con ingredienti vegani, oppure meglio piatti che nascono vegani?

Per cucinare vegan non bisogna allontanarsi dalla nostra tradizione, anzi! Se andiamo a scavare nelle ricette di famiglia troveremo sicuramente una infinità di preparazioni che sono completamente vegetali, una volta si chiamavano piatti “poveri”. Pensiamo ad esempio alla pasta e fagioli, la ribollita, la pappa al pomodoro, le verdure di campo saltate in padella e potrei continuare la lista.. credo che la cosa migliore sia usare ingredienti di stagione e il più possibile locali, per dimostrare anche che la cucina vegan non è affatto “esotica” ma appartiene allo zoccolo duro del nostro dna alimentare e regionale.

Secondo te, per mangiare vegan o crudisti bisogna cucinare di più?

Si tratta di riscoprire cosa significa dedicare del tempo a qualcosa, per farlo con amore. Esiste anche il cibo vegan precotto o surgelato, ma per me è un tabù! Bisogna semplicemente imparare nuovi tempi di cottura e gestione di dispensa e fornelli. Come in tutto ci vuole un po’ di pratica.

Hai una figlia piccola: anche lei mangia vegano?

Bianca è stata svezzata e cresciuta a detta di mia nonna come se io fossi una donna delle caverne e io ho sempre considerato questo un complimento. L’ho allatta fino a tre anni a mezzo, ha fatto auto- svezzamento vegan e la coccolo a oltranza, è una bambina sensibile con un sistema immunitario ed emotivo forte! Dopo tre anni di mensa scolastica vegan, il comune di Firenze permette questa scelta, adesso lei mangia vegetariano a scuola, per un fattore di tipo “sociale”, me lo ha chiesto lei e per me va bene. A casa segue una dieta prevalentemente vegan e alle feste non le impedisco di assaggiare nulla anche se vedo che sceglie naturalmente cibi sani. L’impronta che diamo come genitori crea l’ossatura dei nostri figli, e questo per me significa che non si deve essere dei controllori ansiosi per loro, io mi fido di lei, mi fido di quello che le ho trasmesso e penso sia giusto che arrivata a cinque anni inizi ad avere una sua autonomia. Il mio impegno è trasmetterle il rispetto e la gentilezza per tutti gli esseri viventi. Se glielo chiedi lei risponde che non mangia animali perché li ama tutti!

Mangiare vegano favorisce il buon umore. È vero secondo te?

Essere coerenti con le proprie scelte rende felici!

Un piatto velocissimo per fare bella figura a una cena.

Mumble muble… l’istinto mi dice di andare sul dolce! Allora questa è la ricetta base e universale per un dolce di cioccolata che si presta a tutte le farciture.. ed è anche la ricetta base che ho presentato al Festival del Cioccolato Artigianale a Firenze il 19 Febbraio scorso.

RICETTA

50 gr di cacao amaro,

180 gr di zucchero di canna integrale

200gr di farina di farro

250ml di latte di soia

50ml di olio di semi

8gr di lievito per dolci

100gr di cioccolato amaro a pezzetti

Una teglia da 20 cm di diametro, 180° per 40 minuti in forno statico.

Buon appetito!

www.lamartinaverde.com

 FB La Martinaverde

Instagram LAMARTINAVERDE

Il 18 Marzo Martina Verde terrà un corso di cucina vegan.

Per informazioni cliccate l’evento su Facebook

logo la martina verde

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