Plastica: riciclo e vuoto a rendere?

In Italia solo il 43% della plastica raccolta viene riciclato, lo dice il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica (Corepla). Il riciclo di questo materiale è ancora un affare complesso, nonostante i cittadini siano sempre più attenti alla raccolta differenziata. Solo il 43,5 per cento viene realmente trasformato in nuovi oggetti – peraltro di qualità spesso inferiore rispetto a quelli originali e riguarda solo bottiglie, sacchetti, piatti e bicchieri, e non altri materiali polimerici che vanno smaltiti nell’indifferenziata (come per esempio giocattoli, palloni, pennarelli) che finiscono nei termovalorizzatori per la produzione di energia o addirittura in discarica.

In altri Paesi dell’Europa, come in Germania, le bottiglie di plastica vengono invece riutilizzate, e i negozi fanno un servizio di ‘vuoto a rendere’. Su ogni bottiglia di plastica, vetro e latta che sia riutilizzabile (hanno uno specifico logo sulla confezione) viene applicato un sovrapprezzo riscuotibile alla riconsegna del vuoto, il cosiddetto “pfand”. Grazie a questa iniziativa, nata nel 2006, si aggirano per la città i cosiddetti Pfandsammler, i collezionisti di pfand, persone, normalmente indigenti, che girano la città con carrelli della spesa, bici e grossi borsoni raccogliendo tutte le bottiglie abbandonate per strada o buttate nei cestini. Di fatto contribuiscono a ripulire la città in maniera gratuita, anticipando e velocizzando il lavoro dei netturbini.

Una buona idea per diminuire la percentuale di plastica in discarica, ma la domanda che ci si pone è, per quanto riguarda questo materiale, quanto possa essere nocivo riutilizzarla a lungo, visto che teme sollecitazioni meccaniche, termiche e foto chimiche, che incidono sulla perdita di microplastiche, che si possono ingerire bevendoci.

Fonte – bottiglie vuoto a rendere

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